Nel dossier dedicato ai nuovi rossi italiani pubblicato da Il Corriere Vinicolo, trova spazio anche il Piedirosso dei Campi Flegrei e il lavoro svolto da Cantine Astroni nella valorizzazione di questo vitigno identitario del territorio.

L’articolo racconta come il Piedirosso, per lungo tempo considerato un rosso “leggero”, stia vivendo oggi una nuova stagione di attenzione grazie alla sua eleganza, bevibilità e forte legame con i suoli vulcanici flegrei.

Attraverso le parole dell’enologo Gerardo Vernazzaro, viene raccontata la filosofia produttiva di Cantine Astroni e il ruolo che questo vitigno ha nella riscoperta di uno stile di rosso contemporaneo, territoriale e gastronomico.

Piedirosso dei Campi Flegrei, una leggerezza tutta… partenopea

Un tempo considerato un rosso “troppo leggero” per i canoni dominanti, oggi il Piedirosso rappresenta una delle interpretazioni più autentiche e contemporanee del vino meridionale. Lontano dai cliché dei rossi potenti e tannici, sulle terre vulcaniche dei Campi Flegrei trova oggi la sua massima espressione, dove racconta un’anima partenopea fatta di sapidità, leggerezza ed eleganza minerale.

A spiegarlo è Gerardo Vernazzaro, enologo di Cantine Astroni, tra i protagonisti del rilancio del vitigno.
“Ricordo i primi Vinitaly, circa trentacinque anni fa – racconta Vernazzaro – quando presentavo il Piedirosso e molti degustatori storcevano il naso: dicevano che sembrava un bianco travestito da rosso. In quegli anni dominavano vini opulenti e muscolosi e il nostro stile sembrava fuori tempo. Ma il Piedirosso è sempre stato così: fedele, delicato, con pochi tannini e tanta personalità”.

Dal punto di vista tecnico il Piedirosso ha meno della metà dei polifenoli totali dell’Aglianico, e quindi una struttura tannica molto più leggera. Anche il grado alcolico storicamente è più contenuto, raramente oltre i 12 gradi. Ma questa leggerezza non è sinonimo di povertà: la sua forza sta nell’equilibrio, nella sapidità e nella lunga scia salina che lascia nel bicchiere.

Nei Campi Flegrei, dove i suoli vulcanici parlano forte, il Piedirosso regala vini sottili ma profondi, capaci di raccontare con grande precisione il territorio.

La leggerezza moderna

Oggi il Piedirosso trova nuova vita proprio in quella leggerezza che un tempo lo penalizzava.
“Non è un vino semplice – continua Vernazzaro – ma un rosso dalla profondità straordinaria. Ha poco colore e pochi tannini, ma una capacità gustativa incredibile. È il classico rosso che puoi bere fresco e che accompagna la tavola senza stancare”.

La sua complessità non deriva dalla potenza, ma dall’equilibrio tra acidità, sapidità e finezza aromatica. Nei Campi Flegrei il vitigno è spesso coltivato a ciclo lungo, con maturazioni tardive che si adattano perfettamente alle estati calde della zona.

Le uve vengono raccolte sempre a ottobre per preservare freschezza ed equilibrio, evitando accumuli eccessivi di zuccheri. Il risultato è un vino dinamico, gastronomico e incredibilmente versatile.

Il vino della tavola napoletana

Il Piedirosso è anche il rosso più rappresentativo della cucina partenopea.
A Napoli è sempre stato il vino quotidiano, quello che accompagna i piatti della tradizione: dal pesce alla pizza, fino ai grandi classici come i polipetti alla Luciana.

Proprio questa vocazione gastronomica lo rende oggi perfettamente in linea con il gusto contemporaneo, sempre più orientato verso vini eleganti, scorrevoli e territoriali.

La produzione resta comunque limitata: nei Campi Flegrei si parla complessivamente di circa 200-250 mila bottiglie, un vero microcosmo dove piccole cantine come Cantine Astroni fanno la differenza con produzioni artigianali e identitarie.

Negli ultimi anni il Piedirosso è tornato protagonista anche fuori dal territorio. Per molto tempo è stato considerato il “fratello minore” dell’Aglianico, ma oggi viene riscoperto e valorizzato anche in altre zone della Campania, dall’area vesuviana alla penisola sorrentina.

Vernazzaro conclude con una riflessione che riassume la filosofia del lavoro svolto negli ultimi anni:

“Il Piedirosso è una complessità risolta. Non ha bisogno di impressionare, ma di raccontare. Nella sua semplicità ritrovi tutta l’eleganza, la salinità e la leggerezza dei Campi Flegrei e della città di Napoli”.